domenica 3 marzo 2013

Corso di spagnolo in un tweet:
grillarse, estar grillado

Dal dizionario della Real academia spagnola , a riprova del fatto che la difesa della lingua (propria) è sempre sintomo di grande lungimiranza.
Oggi per me è un gran giorno, uno di quelli -rarissimi- in cui un traduttore gode beato per l'intima e perfetta corrispondenza trovata.

grillado/a(senso colloquiale):
pazzo, via di testa

grillarse:
perdere l'energia delle facoltà mentali (meraviglioso eufemismo)

Adesso però ho dei dubbi sulla concordanza col soggetto.
Non so più se Giuseppe o Pierluigi.

sabato 2 marzo 2013

Amazon: manteniamo la calma e boicottiamo

Quella di Amazon non può essere di nuovo una svista.
Prima sulla disperazione dei disoccupati, ora su quella delle donne.
Se vogliamo iniziare da subito a correggere gli eccessi del capitalismo, boicottiamolo.
Questione di sopravvivenza.
Per noi donne, che dai criminali armati o dai mandanti morali -del tipo di chi spaccia quelle magliette- ci dobbiamo difendere ogni giorno.
E per le librerie di quartiere, che rimarranno sempre le più umane.

venerdì 1 marzo 2013

Il parlamento delle donne italiane (e quello di Aristofane)

Le Donne al Parlamento di Aristofane è messa in scena per la prima volta nel 392 a.C. , dieci anni dopo che Sparta ha piegato l'impero di Atene e la città, con il suo inscindibile concetto di democrazia e la sua potentissima identità culturale ridotte allo stremo dal dominio del vincitore.

Dopo che tutto è stato inutilmente tentato per la riaffermazione del primato di Atene, l'Assemblea decide un gioco politico estremo: affidare il potere alle donne nel Parlamento. Ad esse il compito di ricostruire una società senza ingiustizie, senza divario economico, senza possesso privato, capace di prescindere perfino dalla famiglia come nucleo accentratore di beni e affetti. Tutto condiviso tra tutti, in assoluta uguaglianza. I beni ed il sesso. E sul sesso, ovviamente, cascò l'asino. Proprio quando le donne ce l'avevevano quasi fatta a rivoluzionare la società attraverso la politica. E la colpa fu degli uomini, senza dubbio. E anche se Le donne al Parlamento è tecnicamente una commedia c'è poco da ridere, perché di ciò scriverà Platone poco dopo.

La conclusione della commedia di Aristofane è che gli uomini, cioè i maschi, si oppongono per egoismo ad ogni forma di rigenerazione, incapaci di guardare otre il profitto personale, inadeguati a collaborare.

In questi procellosi giorni post-elettorali mi sento doppiamente avvilita. 
Per l'evidente incapacità della sinistra di farsi interprete del pathos di questa società in crisi irreversibile. Ma soprattutto perché sicuramente questa ingabbiatura politica architettata fondamentalmente da uomini (ottusi!)  non darà nemmeno il tempo a quel 40% di donne elette al Parlamento italiano di esprimersi come soggetto politico attraverso la loro visione del rinnovamento.

Oh PD, per una cosa che hai fatto relativamente bene con le primarie parlamentari della doppia preferenza, stai proprio rovinando tutto con le zampe posteriori.

E comunque, nonostante l'apparenza rivoluzionaria, la commedia di Aristofane è consigliatissima alle donne del centrodestra che non l'abbiano già da tempo sul comodino: per la lettura dell'uso del corpo femminile e perché dimostra che nelle donne (quelle ateniesi di duemilatrecento anni fa, almeno) prevale la tendenza conservatrice.

martedì 19 febbraio 2013

Il parrucchiere mi ha detto...

...fatti Sívori, o almeno cosí mi pareva di aver capito.

Ho risposto era un tipo niente male (anche per tipo di capello), ma temo non sia più disponibile.

E sul dribbling dell'equivoco, senza darmi tempo a salvarmi in corner, mi ha riempito la testa di stagnola e cellophane, che sembravo un pesce al cartoccio. E son stata lí due ore e mezza a fuoco lento, chiedendomi se quello fosse volersi bene o farsi proprio del male. E pensando a Berlusconi, bestia che forza fisica e d'animo a sopportare una tortura del genere ogni 15 giorni minimo. Personalmente preferirei perfino un tête-à-tête con Maroni.

E comunque si chiama Shibori 'sta cosa sulla mia testa, di cui si accorgerà solo mia madre.